...Piccolo manuale socio-antropologico che illustra le regole tacite che regolano questo microcosmo e tanto altro ancora(se capita)....
*A*
-Arrivo-
Come per tutte le cose c’è ovviamente un principio da narrare e in questo caso si tratta del mio arrivo,della mia entrata in scena in quel piccolo teatrino fatto di birra,panini e soprattutto gente.
Era un periodo in cui,più di tutti gli altri, sentivo un forte bisogno di fare qualche soldo,costruire una certa indipendenza dai miei e chissà...magari potermi permettere un affitto. Così ,per caso, guidando, notai il classico avviso che spesso si trova sulle entrate di molti pub :” Cercasi cameriera”.Tenni a mente la cosa,promettendomi di mettere piede là dentro il prima possibile per informarmi. E così feci.Una sera,nonostante la mia timidezza e la mia totale sfiducia entrai per rispondere all’avviso.Dopo le inevitabili squadrate,occhiate alle tette e battute di circostanza da parte del proprietario e della cerchia più vicina, lasciai il mio numero quasi disgustata.Ma avevo bisogno di soldi e per fortuna sembrava che ci fossero buone speranze.
Passarono giorni, settimane: nessuna telefonata.Pessimista(inevitabilmente), pensai già di rassegnarmi e cercare qualche altra cosa altrove.Poi,inaspettatamente, quando ormai le mie speranze si erano spente, ricevetti la telefonata:”Abbiamo bisogno”.Lavorai la sera stessa,in prova...quindi ancora indubbia della mia riuscita. Però le cose andarono bene,dimostrai di saperci fare e di avere buona volontà e venni finalmente e ufficialmente assunta. Le prime volte ero tesa,nervosa,poi,pian,piano ho imparato a sbrigare le cose.Un altro fattore che aumentava il mio disagio era il fatto che percepii subito i frequentanti habitué (o almeno la maggior parte) come una specie di grande famiglia e quindi,oltre a stare attenta a fare il mio lavoro correttamente, dovevo anche, in qualche modo, cercare di essere accettata anche da loro.
Chi si è trovato in situazioni come la mia, sa cosa significa. Questi sono posti apparentemente anonimi, normali,ma in realtà è un pò più complesso: è una specie di piccolo mondo,uno spaccato con le sue dinamiche, con alcune persone che sono lì tutte le sere, con i loro problemi, i loro lamenti, le loro storie....ci sono intrecci, episodi e fatti che solo qualcuno, dopo una certa esperienza può riuscire a capire e questo Qualcuno, Signori e Signore e proprio lei,la CAMERIERA.
Ed eccomi qua a condividere con qualcuno quel che si cela dietro uno dei posti in cui sicuramente avete messo piede, o che prima o poi lo farete.
Un normale cliente che ogni tanto si fa una birra, due chiacchere, o un panino non si immagina sicuramente l’ingranaggio che si muove in questo microcosmo,piccolo,ma in realtà con le sue complessità e le sue problematiche. Io son qua proprio per darvene un’idea.
-Banco-
Il banco è praticamente il luogo dove succedono le cose più interessanti, è un pò lo spazio centrale della scena, il piedistallo da dove osservo il sottobosco circostante,dove si ha l’occasione di notare le cos più insolite...il luogo dove la cameriera svolge la maggior parte del suo lavoro.Ma soprattutto il banco è quello spazio riservato ad una categoria particolare di clientela, forse la più interessante e degna senza dubbio di grande attenzione...
In base alla mia personale esperienza, potremmo suddividere i frequentatori stabili del banco in
*I DEPRESSI*
Non risulta difficile riconoscere un depresso del banco.In genere l’età va dai 35 ai 45-50,la maggior parte sono uomini, se ne stanno tristemente appoggiati al banco in compagnia di un’immancabile e confortante birra.Sono silenziosi, melanconici e naturalmente i più difficili da cui ottenere una certa confidenza....con questo non voglio dire che evitino il contatto, ma solo che il tempo che impiegano è più lento rispetto agli altri; anzi, sono loro a far sì che avvenga, ma piano,piano, buttando una prima volta una frase e in una seconda un’altra.....insomma, ci vuole un pò di pazienza. Devo riconoscere, però, che sono stati fra i primi ad accettarmi presto nella loro grande famiglia.I depressi, essendo la maggior parte o soli o isolati, naturalmente, sentono fortemente il bisogno di un sostegno morale, di una figura di riferimento con cui sfogarsi e condividere le proprie angosce.Questa persona è, ovviamente, la cameriera, aimè.(Si ritorna,quindi, alla classica figura della figura della cameriera psicologa, è banale,lo so, ma è così)E’ strano,però, come cerchino il contatto, perchè, nonostante il loro impellente bisogno di appoggio, sono anche fortemente orgogliosi e quindi architettano enigmatici metodi per esprimersi. In genere farfugliano qualcosa, come frasi a metà riguardo a loro personali problemi. A questo punto la cameriera ha due scelte: o fare finta di non aver sentito, o fare domande, mostrandosi interessata e chiedendo spiegazioni. Nel caso della prima scelta, il depresso può: ripetere il farfugliamento(il solito o un altro) o mantenersi in silenzio per tutto il tempo delle birre. Invece, nel secondo caso, il depresso spiega ciò a cui si riferisce, mantenedo sempre e comunque una posizione da vittima addolorata, ma sempre con un certo contegno. Mi sono trovata spesso in questa situazione...i primi periodi che lavoravo provavo verso questa categoria una strana compassione che mi spingeva ad aiutare,in qualche modo, queste persone. Allora chiedevo, mi mostravo interessata ad ascoltarli, cercavo di dare consigli, comprensione...iniziai però ad accorgermi che una caratteristica del depresso è quella di crogiolarsi nella loro situazione, senza cercare di applicare i consigli, anzi, la cosa più fastidiosa è che parlano, sì, ma non ascoltano. Capitava, infatti, che mentre cercavo di dare dritte e consigli, questi neanche mi ascoltavano, neanche mi guardavano, continuavano a lamentarsi a ruota libera, tenendosi la testa con le mani. Lamenti che poi mi apparivano così fittizi, così superabili......Infatti un altro aspetto del depresso è la routine, l’abitudine, il malato conforto della certezza del proprio malessere e non puoi far niente per smontargli quest’incastro. Perchè sono persone che sì, vorrebbero cambiare la propria situazione, ma allo stesso tempo hanno il timore, se non la fobia, delle conseguenze di un ignoto cambiamento che scombussolerebbe la loro sofferta quotidianità, che però è conosciuta, e quindi anche sicura e in qualche modo anche rassicurante. Non so se sono riuscita ad esprimermi bene e a farvi capire il meccanismo contorto che regola la loro mente, ma non è semplice da spiegare.Detto questo capirete certamente che ci sono le volte- in cui magari anch’io ho i miei giramenti- in cui ricorro al primo caso da me prima citato, in cui, sistemando un bicchiere e un altro ignori falsamente quei farfugliamenti che già dopo qualche mesi si avvertono come odiose lagne piagnucolanti. Col tempo, ho ridotto, infatti, il numero di consigli dati, perchè sono giunta all’amara conclusione che, qualsiasi consigli ascolti( sempre gli ascolti), il depresso non avrà mai il coraggio (perchè è solo quello che gli manca) per cambiare e migliorare la propria situazione. E fa incazzare, perchè avrebbe tutte le possibilità per farlo, ma ha paura e resta fermo fra le sue pinte di birra a ...farfugliare.
*GLI SPASIMANTI DELLA CAMERIERA *
Gli spasimanti che si mettono a consumare al banco, sono, in genere, quelli più timidi, ma insolitamente, anche quelli più arroganti: in genere si appostano silenziosamente e ordinano con fare brusco, consumando in silenzio, mentre fissano senza tregua la sottoscritta, di cui,con discrezione, chiedono informazioni al principale. Nonostante la loro silenziosa presenza risultano piuttosto fastidiosi, in quanto il loro fissare continuo causa disagio alla sottoscritta, che si ritrova a svolgere le sue mansioni sotto uno sguardo continuo ed insistente.
*I SINGLE *
Non c’è molto da dire riguardo ai single...si mettono al banco sperando di trovare qualcuno/a nella loro stessa situazione, insomma, è la loro postazione da caccia, dalla quale tentano di attaccare bottone, indagando, con domande implicite, se il/la compagno/a di posto è anch’esso/a un cuore solitario.Nel caso positivo, tentano una conversazione, ma, da quanto mi è capitato di osservare, è raro che riescano a combinare qualcosa...
* GLI HABITUE’ *
Gli habitué, in genere, senza considerare i “depressi”, sono costituiti da un minimo di 2 a un massimo di 6-7 persone. Usano ritrovarsi al banco per parlare o semplicemente consumare. Sono quelli che più giudicano il lavoro (o “altro) della cameriera, commentando fra di loro a voce bassa.Sono capaci di trascorrere l’intera serata all’interno del locale, ciò significa che arrivano verso le 22:00 per poi andarsene circa alle una di notte. Non potete immaginare gli intrighi che si celano all’interno di questi gruppetti dove, apparentemente, si vogliono tutti un gran bene, ma, appena possono, quando qualcuno è assente o distante, ne dicono peste e corna. Naturalmente, chi come me, approfitta del proprio “ruolo-ombra”, comprende in breve tempo il carattere e le antipatie nascoste di ogni componente. Sono arrivata alla conclusione che c’è da diffidare da questi gruppi all’apparenza saldi e solidali, che fanno del pub il loro campo di battaglia, sentendosi ormai padroni del luogo. Nascondono spudoratamente le loro impressioni negative, mascherandole con moine così piene di falsità che anche il più bravo degli attori troverebbe difficile una simile recitazione. Ricordo che quando iniziai a lavorare nel locale, erano quelli più incuriositi dalla mia presenza, dato che probabilmente costituivo un pò la novità, ma si limitavano (come fanno tuttora) ad osservarmi o a farmi qualche domanda di circostanza. Adesso, invece, sembrano quasi indifferenti nei miei confronti...capita raramente che qualcuno mi domandi qualcosa se non una birra , un panino o una coca. A me piace, comunque osservarli e soprattutto sapere, quando mi si rivolgono sgarbatamente per ordinare qualcosa, che custodisco molti più loro segreti di quanto essi si possano immaginare e questo mi dà un certo piacere, una sorta di sensazione di potere.
[P.S.à Mi farebbe piacere che se qualcuno avesse da aggiungere qualcosa, o semplicemente dire la sua, lo facesse. Penso che non solo potrebbe arricchire questo umile vocabolarietto esperienzale, ma favorirebbe scambi di opinioni e di vissuto.....insomma, vi lascio carta bianca per qualsiasi cosa.]
-Cameriera-
Non potevo,fra la lista, non inserire la protagonista narratrice, quindi ecco che la presenterò insieme al suo ruolo.La cameriera, in genere, si sbatte un monte, suda, fatica, sopporta e sì...capita che bestemmi anche. E’ colei che non raramente subisce le umiliazioni più gratuite, dato che, ovviamente, non è LA cameriera, ma UNA cameriera. E’ colei che lava i bicchieri(e non solo) che i clienti sporcano. E’ colei che, con pazienza, pulisce i tavoli ed i peggiori troiai che i clienti sono riusciti a creare, come patatine fatte sciogliere nel bicchiere con la coca cola e incrostate sul vetro. E’ colei che si spacca la schiena per spazzare ogni singolo pezzetto di un fazzolettino fatto in minuscoli pezzetti, o le noccioline che i quindicenni amano tirarsi fra di loro.E’ colei, che nei buglioni di gente, scivola fra un tavolo e uno sgabello con vassoi ricolmi e che -aimè- pesano.E’ colei che subisce le provocazioni di quarantenni ubriaconi arrapati e sudaticci. E’ colei che corre da un tavolo all’altro, stando attenta a ricordarsi tutto e di tutti. E’ colei a cui spesso si sente chiamare con un fischio, come se fosse un cagnolino o una servetta.Ma è colei a cui nessuno ( o quasi) fa caso.E’ l’ombra, l’androide, che prende le ordinazioni –che non deve sbagliare- e le distribuisce ai tavoli. E’ colei che quando può ascolta e parla al prossimo in caso di bisogno, ma è colei che non viene sentita.E’ colei a cui il gestore fa le parti di merda se qualcosa non torna, spesso anche quando non è colpa sua. E’ colei che è costretta a sopportare l’arroganza e l’ingratitudine. Ma è colei a cui fa piacere quando le persone sedute a un tavolo, andandosene, le portano i bicchieri vuoti al banco e la ringraziano.E’ colei che, ogni tanto, vorrebbe permettersi di sbottare, mandar qualcuno a quel paese facendo sentire le sue ragioni e pretendendo, se non gratitudine,perlomeno un pò di rispetto.E’ anche e soprattutto colei che, dopo una certa esperienza, conosce i suoi polli e se può, si vendica, sfruttando quel minimo di potere che ha.Questo perché, la cameriera riesce a diventare un’abile osservatrice, perchè, anche se nessuno la nota lei,in silenzio,...nota tutti e tutto.
*D*
-DIRITTI & DOVERI-
I DOVERI DELLA CAMERIERA
I doveri della Cameriera possono essere distinti in ben due categorie: diritti espliciti e diritti impliciti. Cercherò di chiarire.
_Per diritti “espliciti” intendo:stare al banco, servire da bere, da mangiare,lavare i bicchieri usati e quindi fare le lavastoviglie, dopodiché, se c’è tempo e quindi il locale non è troppo affollato, asciugare le stoviglie. Inoltre,(ma c’è anche chi non lo fa perché addetto solo al banco, o viceversa), prendere le ordinazioni ai tavoli, eseguirle e passare quelle relative al cibo a chi se ne occupa in cucina. Inoltre, altra cosa da fare, è sparecchiare ogni volta che un tavolo si libera, pulirlo con la spugna e rimettere le sedie ordinatamente com’erano. Finita la serata non resta che pulire e ordinare, vale a dire: sgombrare parte del retro-banco, pulirlo e lucidarlo, idem per il banco. Si passa poi alle sale:alzare le sedie sui tavoli,dopo averli puliti e spazzare. Controllare lo stato dei bagni e, se necessario, tirare gli sciacquoni( tutte le volte che faccio questo ho la continua conferma che gli uomini non amano farlo e sono i più zozzi). Dopo non mi resta che spazzare sotto il banco e il retro-banco e passare alla cucina. Ciò significa pulire tutti gli attrezzi usati da chi cucina( coltelli, spatole, piatti, taglieri, cucchiai…), più le vaschette della birra, vassoi….e spazzare. In pratica questi sono i doveri espressi esplicitamente dal principale, ossia quello per cui vengo effettivamente pagata.
_I doveri “impliciti” comprendono tutte quelle cose che in realtà la cameriera non è obbligata a fare, ma che, per forza di cose, e per il ruolo che ricopre, si trova costretta a fare o, in qualche modo, a subire. Ossia: ascoltare le lagne dei clienti, subire le squallide avances di ubriachi, ragazzi, uomini,ecc….; sopportare comportamenti strafottenti ed altezzosi,essere seeempre gentile, cordiale e paziente e parlare anche quando non ne ha nessuna voglia con chi attacca bottone.
I DIRITTI DELLA CAMERIERA
Aimè….son pochini, ma se usati bene e con furbizia si rivelano efficaci. Innanzi tutto il diritto più importante, naturalmente, è farsi pagare. Il secondo d’importanza, ma altrettanto importante è farsi rispettare (naturalmente se facessimo anche qui distinzione fra diritti “impliciti” ed “espliciti”, questo cadrebbe negli “impliciti”, ma ci accontentiamo…).Ora, questo farsi rispettare può essere usato in gran parte, se non in tutte( spesso dipende dall’umore), quelle situazioni dove la Cameriera può sentirsi calpestata, offesa, sfruttata e derisa….inutile dire che sbroccare non è produttivo, in genere è meglio dire le cose, sì con algida distanza, ma anche con calma e con un’ apparente tranquillità, vi assicuro che fa più effetto.
……un piccolo confronto…….
I DIRITTI DEL CLIENTE
Innanzi tutto il cliente ha il diritto di pagare per ciò che consuma e quindi saperne anticipatamente il relativo prezzo.Ha il diritto di mangiare e bere quanto vuole, basta paghi. Durante la sua permanenza può –aimè- chiamare la cameriera ogni volta che ne ha bisogno, che sia per ordinare , per farle pulire il tavolo che ha sporcato(lui!), o magari chiederle il numero di telefono….A proposito di…sporcare il tavolo…, nel caso abbia rovesciato tutto il bere, ha il diritto di riprendere la consumazione senza doverla ripagare( almeno da noi). Inoltre, ha, anzi, in questo caso preferirei dire avrebbe, il diritto (legittimo) di consumare bevande, o cibo che sia, preparate in una condizione di massimo igiene.
Ha persino il tacito diritto di schiamazzare, far casino e sporcare quanto sia necessario per elevare il suo ego( nei limiti del possibile, naturalmente).
DOVERI DEL CLIENTE
Beh…non occorrono grandi sforzi: pagare la consumazione e non fumare all’interno del locale.